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Viola Melanzana

un modo spiritoso per parlare delle mie passioni,dei miei esperimenti, dei miei pasticci..un modo spiritoso per trasmettere quello che so, quello che osservo, quello che continuo ad imparare ogni giorno.
 

Arance al caramello

sabato, dicembre 30, 2006

Da leccarsi le dita...sale&pepe 2004..dicembre...

Ingredienti
8 arance
300 gr di zucchero di canna
acqua
mezzo cucchiaino di semi di cardamomo
gelato alla vaniglia o alla panna o alla crema...

Lavate e asciugate le arance. Prelevate la scorza, scartando la pellicina bianca.
Tagliate la scorza a listarelle sottili, sbollentatele per due minuti in acqua portata a ebollizione, scolatele e raffreddatele. Pelate quindi le arance al vivo, eliminando tutta la pellicina, e trasferitele in una terrina che le contenga di misura. Ponete lo zucchero di canna in una casseruola d'acciaio con il fondo pesante, bagnate con 2,5 dl di acqua e cuocete a fuoco vivace; quando lo zucchero sarà sciolto e comincerà appena a prendere colore, unite mezzo cucchiaino di semi di cardamomo tritati e le listarelle di scorza d'arancia.
Mescolate e continuate la cottura finchè il caramello avrà preso una bella sfumatura ambrata. Distribuite le scorzette e il caramello caldissimo sulle arance pelate al vivo e conservate in frigo per 4 ore. Al momento di servire, adagiate le arance con il caramello su piattini da dessert e accompagnate con palline di gelato a vostra scelta.

Buon anno a tutti quelli che mi vogliono tanto bene, a quelli che me ne vogliono meno e a tutti ma proprio tutti gli appassionati del buon mangiare e del buon bere...
Un mio abbraccio speciale va ...a chi sta a dieta..uhm!!!

Felice 2007 da violacea...!

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Mousse di gorgonzola piccante

mercoledì, dicembre 27, 2006


Mi dispiace per le briciole che accompagnano i bicchieri, la cattiva luce, il sedano diventato giallo per il flash, gli imbrogli in bella vista...insomma...la foto è stata chiaramente improvvisata, non che altre volte le mie foto avessero reso meglio, ma stavolta forse ci tenevo particolarmente a che fossero meno orrende. Il punto è che è anche accorsa Megumi in mio aiuto, ma nemmeno le sue sapienti mani nippo hanno potuto riproporre fotograficamente al meglio l'antipasto al bicchiere della vigilia...In ogni caso era quasi un'impresa titanica in quel momentino lì! Titanica perchè erano quasi le dieci e più che un cenone si rischiava di fare una grande prima colazione natalizia, che c'era troppa gente che armeggiava in cucina, che la confusione stava quasi superando la fame, insomma...questo è il risultato!!!! Questi antipastini, che all'occorrenza possono accompagnare un frizzante aperitivo, e che vanno categoricamente gustati con le dita, quindi potremo definirli fingerfood, insomma questa cosa nel bicchiere è stata la cosa più "sfiziosella" del cenone quasibreakfast del 24 ed è chiaramente di ispirazione sale&pepesca. (da IL MEGLIO DI SALE&PEPE: Piccoli e grandi Antipasti)..con le dovute varianti.

Ingredienti
300 gr di gorgonzola
1-2 cucchiai marsala
un dl di panna fresca
10 noci
un cuore di sedano verde
pepe

Tagliare il gorgonzola a pezzetti e passarlo al mixer con il marsala: quando si sarà ottenuto un composto omogeneo, aggiungere la panna e montare il tutto fino a ottenere una morbida mousse.
Sgusciare le noci e prelevare i gherigli che dovranno rimanere interi. Lavare il sedano sotto l'acqua corrente, eliminare le eventuali nervature con un pelapatate e tagliarlo a bastoncini lasciando intatte le foglioline più tenere.
Pepare la mousse e distibuirla in sei bicchieri con lo stelo alternandola con i gherigli di noce. Decorare ogni porzione con i bastoncini di sedano e qualche fogliolina tenera e tenere in frigorifero fino al momento di servire.

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BUON NATALE....

lunedì, dicembre 25, 2006


Buon Natale a Tutti....
Mangiate tanto, bevete bene e siate sereni...
violamelanzana sarà più prolifica col nuovo anno... ha fatto un patto con Babbonatale!
Bacioni

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Sformatini di cavolfiore e bauletti di verza

sabato, dicembre 09, 2006


Continua la rassegna light, perchè, nonostante cene e cenette, degustazioni e assaggini vari, (che se lo sapesse la dietologa mi lincerebbe), io continuo la mia guerra con la bilancia.
Quando alla voce 100 gr di formaggio più verdura di un ipotetico giorno della settimana di una ipotetica noiosa dieta volete variare un po', ecco che si può fare.
Di ispirazione Sale&Pepe ( e precisamente gli sformatini di cavolfiore - dicembre 2005, e i bauletti di verza - dicembre 2001) con l'aiuto di Megumi, my japanese friend, e avendo della verza e del cavolfiore asolutamente da consumare, previo eccessivo stagionamento, mi sono decisa. Siccome il giorno uggioso, il mal di testa e i 4 kilometri che avrei dovuto fare per raggiungere il primo supermercato o salumeria proprio non mi ispiravano, ho deciso di arrangiare con quello che potevo.
Preciso subito che per gli sformatini era prevista della crema di tartufo che io ero assolutamente convinta di avere, ma ahimè solo alla fine, quando era arrivato il momento di usarla, ho capito che la mia convinzione era dettata da una confusione di case. La crema al tartufo io ce l'ho, ma a casa dell'amato.(potevo mai farmi 400 km per recuperarla???)
Ecco le ricettine rivedute e corrette:

Sformatini di cavolfiore con salsa....alle olive
1 cavolfiore
10 foglie di verza
2 albumi
1 tuorlo
1 scalogno
2 rametti di prezzemolo
1 dl di vino bianco secco
200 gr di fontina a pezzettini
mezzo cucchiaino di amido di mais
olio
un cucchiaino di salsa di olive
sale&pepe

Tenere a bagno la fontina nel vino finchè si è macerata. Cuocere a vapore il cavolfiore per 10 minuti e frullarlo con il tuorlo, lo scalogno e le foglioline di prezzemolo; salare e pepare. Montare gli albumi a neve e incorporarli al passato.
Scottare le foglie di verza in acqua bollente salata per 2 minuti, scolarle, asciugarle e usarle per foderare 10 stampini da muffin unti di olio; incorporarvi il passato e cuocere a bagnomaria nel forno a 180 gradi per 25 minuti.
Unire l'amido, mescolando, e la salsa di olive al formaggio con il vino, pepare e cuocere su fuoco basso finchè si è tutto sciolto. Sfornare e completare con la salsa.

Bauletti di verza
4 cimette di cavolfiore
2 patate piccole
mezzo peperone rosso
una cipolla
4 foglie di verza
2 spicchi d'aglio
2 acciughe sotto sale
olio e.v.o.
sale

Sbucciare le patate, lavarle e tagliarle a dadini. Dividere in metà le cimette di cavolfiore e tagliare a spicchi la cipolla dopo averla sbucciata. Cuocere patate, cavolfiore e cipolla a vapore insieme alle foglie di verza.
Passare il peperone sulla fiamma, eliminare la pelle, i semi, i filamenti bianchi e tagliarlo a dadini.
Tagliare gli spicchi d'aglio a fettine, metterle in un pentolino con 8 cucchiai di olio e lasciarle soffriggere per qualche minuto assicurandosi che l'aglio non sfrigoli, questo infatti dovrà rimanere chiaro, per cui di tanto in tanto togliere il pentolino dal fuoco per abbassare la temperatura dell'olio. Eliminare le fettine di aglio e sciogliere nell'olio le acciughe.
Sistemare le verdure cotte, ben mescolate, al centro delle foglie di verza, irrorarle con metà del condimento all'acciuga, avvolgerle a bauletto e scaldarle in forno caldo a 180 gradi per una decina di minuti.
Disporre i bauletti di verza sui piatti e irrorarli con il condimento rimasto.

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Ristorante Megaron - Cantine Manimurci (più dettagliatamente)

martedì, dicembre 05, 2006


Il ristorante Megaron si trova a Paternopoli, in provincia di Avellino, a pochi chilometri da Taurasi. Il locale è gestito da Valentina Martone, chef, e dal marito Giovanni.
Nel cuore della docg, dunque, si può trovare una cucina autentica, molto costruita, ma non cerebrale, innovativa, ma senza virtuosismi. Tutto quello che viene servito al tavolo è di propria produzione, dalle farine per il pane, all'olio, dalle verdure alla frutta. A pochi passi dal ristorante, sempre a Paternopoli e quindi, sempre in zona Taurasi, le cantine Manimurci. Queste nascono nel 2002 per volontà di un affiatato gruppo di amici con la passione del vino. A Paternopoli si produce vino da più di venti secoli e non è certamente raro avere questa bella passione. La filosofia dell'azienda è, comunque, quella di unire qualità a teconologie di vinificazione all'avanguardia. Si lavorano solo piccole quantità si producono, infatti, circa 130.000 bottiglie. I vini non subiscono tagli perchè l'intento principale è quello di trasmettere il territorio nella sua pienezza. Per qualche delucidazione tecnica sui vini di Manimurci si può dare uno sguardo qui, qui, e qui.

Ristorante Megaron
Via Neviera, 11 Paternopoli(AV)
Tel. e fax 0827.71588
Chiuso lunedì.
Ferie variabili a settembre
www.ilmegaron.it

Cantine Manimurci
Via Casale 9 bis
83025 Paternopoli (AV)
tel. 0827/771012
fax. 0827/771977
www.cantinemanimurci.com
info@cantinemanimurci.com

Come arrivare a Paternopoli:
Sulla Napoli-Bari l'uscita è Benevento.
Proseguire in direzione di Taurasi e poi di Paternopoli.

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Ristorante Megaron e Cantine Manimurci - Paternopoli (AV)



Spesso quando si pensa alla Campania la si associa immediatamente a Napoli, Pompei e Capri, dimenticando, forse anche (o soprattutto) per colpa nostra, che in questa regione ci sono tantissimi altri posti meravigliosi. Il punto è che spesso, anche io che sono della zona, continuo a stupirmi e a meravigliarmi nello scoprire o riscoprire con occhi più attenti, con maggiore consapevolezza quello che mi circonda. Irpinia, per gli appassionati, è sinonimo di vino. Fiano, greco di tufo, aglianico, Taurasi. Ed è proprio nelle vicinanze di Taurasi il piccolo centro dove si produce una delle nostre docg, che mi è capitato qualche domenica fa di andare a pranzare. Sono andata in terra irpina,in occasione della presentazione del Taurasi 2003, Poema, delle cantine Manimurci, di Paternopoli (AV) al ristorante Megaron, sempre a Paternopoli(AV) dove ho potuto degustare alcune etichette delle cantine Manimurci valorizzate dai piatti di Valentina Martone, chef del ristorante. Beh alla fine non so se sono stati i piatti di Valentina a valorizzare i vini di Manimurci o il contrario. Era tutto perfetto. Ogni piatto studiato per il vino che lo accompagnava. Servizio ottimo, Giovanni, marito di Valentina con tanta passione ci illustrava ogni portata. La descrizione del piatto ci accompagnava dolcemente nel suo territorio,nella sua storia, nei suoi sapori. Abbiamo aperto il pranzo con un babà in mousse di formaggi accompagnati da una delicatissima e verdissima salsa di ortiche. Il babà, perfetto nella sua morbidezza e la mousse, che tanti di noi erroneamente hanno pensato fosse a base di erborinati, è stato servito con una delicata coda di volpe. Dopo il babà ci siamo immersi nei sapori e colori del'autunno. Un piatto che ha colpito tutti noi per la sua essenzialità, per la nettezza dei sapori: zuppa di castagne con porcini e zucca gialla. Una goduria, se mi è permesso usare questo termine, una vera e propria goduria. La zuppa è stata, e qui devo dire a gran voce, esaltata dal greco di tufo, un vino che di solito io non amo molto, e che invece gestiva pienamente, con la sua equilibrata acidità, la castagna della zuppa. I cannelloni, al seguito, di farina integrale con macinato di manzo erano una rivisitazione ben riuscita di una tradizione del posto. Solitamente Valentina utilizza per i suoi cannelloni una crema di sedano e della ricotta, ma per l'occasione ha deciso di strutturare il piatto con sapori più decisi,perchè ai cannelloni è stato accompagnato l'aglianico 4 contrade, un ottimo aglianico che merita un bonus anche per il suo prezzo. E finalmente il taurasi: Poema 2003, ben strutturato, equilibrato e con una grande personalità, servito con il piatto forte della chef, stinco di vitello stracotto nel taurasi in salsa di melograno. Che dire, qui è scattato l'applauso! E a confermare la nostra approvazione, la mia vicna di posto, una dolcissima compagna di tavola che a inizio pranzo ha dichiarato essere astemia, ma che sostenuta da noi ha assaggiato sempre tutti i vini serviti, arrivata allo stinco non ha resistito. Al taurasi con lo stracotto i suoi occhietti hanno dichiarato che forse il periodo dell'astinenza era terminato! Tutto questo ben di Dio era accompagnato da pani alle noci e alle mele annurche, anche questi opera della chef. Il dolce che ha concluso (concluso non è il termine esatto perchè dopo questo sono arrivati vassoi pieni di bontà zuccherine del territorio...) il pranzo era un morbidissimo tortino al cioccolato immerso in una cascata di cioccolato fondente, che abbiamo mangiato continuando a bere il taurasi. E che dire, abbiamo un vino che può accompagnare brasati, caciocavalli stagionati, sigari e caminetti e.... cioccolato! eh sì, così pare! Insomma se con questa descrizione sono riuscita a far venire a qualcuno la voglia di andare in Irpinia,ricordatevi del Megaron di Paternopoli (non Paperopoli!) e delle cantine Manimurci. E se vi perdete per la strada, come ho fatto io, non crucciatevi...la campagna irpina è bellissima e il viaggio vale!

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