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Viola Melanzana

un modo spiritoso per parlare delle mie passioni,dei miei esperimenti, dei miei pasticci..un modo spiritoso per trasmettere quello che so, quello che osservo, quello che continuo ad imparare ogni giorno.
 

Limoncello che passione!

mercoledì, aprile 26, 2006




Per fare un buon limoncello l'ingrediente essenziale è la sua buccia, priva di ogni traccia di polpa bianca, e ovviamente un buon limone, come lo "sfusato amalfitano", grande e succoso. Il procedimento per un buon limoncello è abbastanza semplice, ma se non si esegue con la dovuta precisione il risultato potrebbe poi non soddisfare. Se si sta attenti, invece, si potrà ottenere un liquore molto, ma molto simile o addirittura uguale a quello che si beve come aperitivo o come digestivo ai tavolini dei suggestivi bar della costiera amalfitana o della bella isoletta di Capri.


E a proposito di Amalfi e Capri, se ci mettiamo pure Sorrento, sono ben tre popolazioni di un pezzetto di terra italiana che si contendono la paternità del simpatico liquore.
"A Capri, qualcuno sostiene che le sue origini siano legate alle vicissitudini della famiglia dell’imprenditore Massimo Canale che, nel 1988, registrò per primo il marchio «Limoncello».
Il liquore nacque proprio agli inizi del 1900, in una piccola pensione dell’Isola Azzurra, dove la signora Maria Antonia Farace curava un rigoglioso giardino di limoni e arance. Il nipote, nel dopoguerra, aprì un’attività di ristorazione proprio nelle vicinanze della villa di Axel Munte. La specialità di quel bar era proprio il liquore di limoni realizzato con l’antica ricetta della nonna. Nel 1988, il figlio Massimo Canale avviò a sua volta una piccola produzione artigianale di limoncello, registrandone il marchio. Ma in realtà, anche a Sorrento ed a Amalfi, fioccano leggende e racconti sulla produzione del tradizionale liquore giallo. In costiera, ad esempio, la storia narra che le grandi famiglie sorrentine, agli inizi del 1900, non facevano mai mancare agli ospiti illustri un assaggio di limoncello, realizzato secondo la tradizionale ricetta. Ad Amalfi, c’è chi sostiene addirittura che il liquore abbia origini molto antiche, quasi legate alla coltivazione del limone. Tuttavia, come spesso accade in queste circostanze, la verità è nebulosa e le ipotesi sono tante e suggestive. Qualcuno sostiene che il limoncello veniva utilizzato dai pescatori e dai contadini al mattino per combattere il freddo, già ai tempi dell’invasione dei saraceni. Altri, invece, ritengono che la ricetta sia nata all’interno di un convento monastico per deliziare i frati tra una preghiera e un’altra."
(un po' di notizie)

Questi gli ingredienti del mio limoncello:

12 limoni (solo la buccia)
2 litri di alcool
800 gr di zucchero

Togliete la buccia (sottilissima deve essere) dai limoni e metterla a macerare in un litro di alcool per otto o dieci giorni. I boccacci dove fate macerare le bucce con l'alcool devono essere assolutamente chiusi ermeticamente.A macerazione ultimata fate bollire lo zucchero in un litro e mezzo di acqua per dieci minuti. Far raffreddare. Mettere l'alcool filtrato nell'acqua con lo zucchero.Riporre nelle bottiglie e aspettare alcuni mesi, almeno cinque, prima di berlo...sarà più buono!

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Giochiamo in cucina: i Biscottini delle Giovani Marmotte!

martedì, aprile 25, 2006


Il modo più semplice e più sano per rendere felici i bambini e allo stesso tempo nutrirli è : coinvolgerli nella scelta, organizzazione e preparazione di un piatto. Ovviamente non è possibile farlo sempre e talvolta nemmeno spesso, ma si può, ogni tanto, ritagliare uno spazietto e creare qualche innocente laboratorio-goliardico-culinario unendo l'utile al dilettevole.
Per il piatto da preparare la scelta che vince sempre è sicuramente quella di un cibo di cui loro sono golosi, ma si comincia da lì per andare piano piano oltre. Per il primo esperimento del "giochiamo in cucina" abbiamo optato per dei biscottini semplici semplici: i biscottini delle giovani marmotte al miele. Un successone!!!
L'effetto sorpresa ha fatto il suo, devo dire, perchè i "bimbi cuochi" tutto si aspettavano fuorchè che li coinvolgessi in questo impasta impasta, ma sono state due ore di risate con le lacrime!
Per cui, se non si ha paura di un'infarinata generale e non ci si preoccupa poi di dover buttare tutto in lavatrice e scrostare il bimbo da capo a piedi, il divertimento è assicurato anche per il regista, coordinatore e fotografo di scena...
Bastano pochi elementi e pochi ingredienti per allontanare i bambini dalla odiosa, anche se tante volte, salva/problemi tv. Purtroppo, e molto a malincuore lo dico, mi rendo conto che non sempre si ha tempo da dedicare loro come si vorrebbe e spesso ci ritroviamo davanti all'opzione videocassetta più del necessario, e non solo, il cambiamento di usi e costumi che cresce in modo smisurato, a mio dire, li allontana sempre di più da alcuni concetti e valori fondamentali. Il rapporto che i bimbi di oggi hanno col cibo, poi, è sempre più distante da quello che è un sano approcio al cibo per non parlare del valore che esso rappresenta.
Non sono ahimè una psicologa infantile, nonostante la mia facilità ad entrare nelle loro grazie, ma soprattutto una gran mangiona e nostalgica delle sane merende a base di pane e marmellata o pane e olio e quando c'è qualche bimbo che scorazza dalle mie parti inevitabilmente si finisce lì. Questo per dire che i miei sono solo piccoli esperimenti casalinghi per imparare a trovare un giusto equilibrio tra il mio rapporto naif col cibo e il loro più "tecnologico", e anche per divertire divertendomi...

I Biscottini delle G.M.

ingredienti
350 gr di farina
200 gr di miele
80 gr di burro
1 uovo
1 cucchiaino di bicarbonato
1/2 tazzina di latte
un pizzico di sale

(Ovviamente è Nonna Papera che prepara questi biscottini per Qui, Quo e Qua e tutte le giovani marmotte che hanno piazzato le loro tende vicino al ruscello della sua mitica fattoria... )

Disporre sul tavolo la farina a fontana, versare il miele sciolto a bagnomaria, il burro pure sciolto, l'uovo sbattuto, il sale e il latte nel quale avete diluito il bicarbonato. Impastate delicatamente (la delicatezza per noi è stato il primo suggerimento dimenticato!!!) e stendete la pasta a pochi millimetri di spessore ( anche i millimetri sono optional superflui...)Con formine per biscotti o, semplicemente con un tagliapasta, ritagliate la sfoglia a vostro piacimento. Imburrate e spolverizzate una teglia, o utilizzate della carta forno, e allineatevi sopra i biscotti. Passate su questi un pennello intriso di latte e metteteli in forno moderato. Toglieteli dal forno non appena avranno preso una leggera colorazione. Buon appetito e soprattutto buon divertimento!!!

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..Conclusione..

venerdì, aprile 21, 2006


Quel che rimane.. le uova di cera di Orsola e Simona... e la consapevolezza che, nonostante le tante e spiacevoli avversità della vita, ho una famiglia meravigliosa...

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La Pastiera di "Mamma Titina"

giovedì, aprile 20, 2006

"A Napule regnava Ferdinando
Ca passava e' jurnate zompettiando;
Mentr' invece a' mugliera, 'Onna Teresa,
Steva sempe arraggiata. A' faccia appesa
O' musso luongo, nun redeva maje,
Comm'avess passate tanta guaje.
Nù bellu juorno Amelia, a' cammeriera
Le dicette: "Maestà, chest'è a' Pastiera.
Piace e' femmene, all'uommene e e'creature:
Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,
'Mpastata insieme o' zucchero e a' farina
A può purtà nnanz o'Rre: e pur' a Rigina".
Maria Teresa facett a' faccia brutta:
Mastecanno, riceva: "E' o'Paraviso!"
E le scappava pure o' pizz'a riso.
Allora o' Rre dicette: "E che marina!
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
Moglie mia, vien'accà, damme n'abbraccio!
Chistu dolce te piace? E mò c'o saccio
Ordino al cuoco che, a partir d'adesso,
Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno; pe te fà ridere adda passà n'at' anno!"


Si racconta che Maria Teresa D'Austria, consorte del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai", cedendo alle insistenze del marito buontempone, famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere..

Leggende, storie, racconti, c'è tanto dietro questo meraviglioso dolce napoletano. Chissà cosa c'è di vero, ma una cosa è certa, a Napoli ognuno fa la "sua" pastiera. Ogni pastiera ha un sapore diverso, e ogni massaia pensa di esserne l'unica regina.
Quest'anno ci ho provato anche io per la prima volta. L'anno scorso ho assaggiato una pastiera sublime, il mio amoruccio mi ha corteggiata e, devo dire a gran voce, conquistata regalandomi pastiere (aveva forse intuito che sono cicciona anche nel più profondo dell'anima???) Costringeva la madre, infatti, a produrne in quantità industriale per fare bella figura con me.. Grazie a lui ho assaggiato la pastiera più buona che avessi mai provato in vita mia.
Quest'anno ho voluto capire cosa c'era sotto.
La signora Titina mi ha insegnato a fare la sua pastiera.
Ha tanto dolore dentro, un dolore che le ha tolto anche il piacere delle sue passioni di sempre come la cucina e avrebbe preferito assecondare questo suo stato d'animo, ma forse vedendomi così desiderosa di apprendere, ha ceduto.
Mi ha permesso di aiutarla, di osservare la sua pazienza, la meticolosità nell'eseguire quei gesti di sempre, meccanici, precisi ma così dolcemente naturali..

Questi gli ingredienti della sua e...ormai anche un po' mia pastiera:
Per il ripieno
1 barattolo di grano per pastiera
700 gr di ricotta (meglio se di bufala)
7 uova
700 gr di zucchero
300gr di latte intero
2 fiale di fior d'arancia
150 gr di cedro a pezzettini
una stecca di vaniglia
cannella e un pezzetto di burro
per la sfoglia
750 gr di farina
200 gr di burro
250 gr di zucchero
4 uova
una grattugiata di buccia d'arancia
..Grazie mamma Titina!!!

(la poesia sulla pastiera viene da qui)

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Rondelle allo spek e un fiore di insalata...

mercoledì, aprile 19, 2006

Ingredienti

1 rotolo di pasta sfoglia
100 g di spek
pecorino grattugiato
semi di papavero o di sesamo

Stendere il rotolo di pasta sfoglia, adagiarvi sopra le fettine di spek, una spolverata di pecorino e arrotolare. Spennellare il rotolo con un po' di bianco d'uovo o latte e ricoprirlo di semi di papavero o sesamo. Avvolgerlo in pellicola o carta da forno e riporlo in freezer per una decina di minuti. Tagliare a fette, quindi, e disporre in forno preriscaldato a 200 gradi. Sfornare dopo circa un quarto d'ora o a doratura ultimata. Servire tiepido, freddo, ma non caldo...


e questo è un fiore d'insalata che era presente tra i contorni, bello eh!!!

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...altri particolari...




tramezzino mimosa con salsa di formaggio, morbide fette di pane nero con mascarpone, gorgonzola, uova sode ed erba cipollina...

rondelle di pasta sfoglia con senape, mandorle tritate e grana...

La Pasqua a casa mia! seconda puntata




ecco il buffet...
le truppe sono arrivate, il sole è alto, i finger food simpatici. Ad accompagnare il tutto un cocktail a base di tè verde succo d'ananas succo di limone gin e foglie di menta...gradevole ma non sublime, martini dry e naturalmente acqua...

ma vediamo qualche particolare:


Fiore belga, indivia su crema di formaggio a base di robiola, panna e pepe rosa...


coppette di pane al radicchio e formaggio..

La Pasqua a casa mia! prima puntata



Per descrivere la lunga giornata di Pasqua si dovrebbe cominciare da una settimana prima, o forse due addirittura. Insomma da quando cominciano le telefonate tra le "sister" di casa per stabilire il menu per il fatidico giorno in cui siederanno alla tavola di mamma Leda ben 25 persone. Insomma 10 giorni di fermenti "tu prepari questo, io mi occupo degli antipasti, e quest'altro? ah no già c'ha pensato Maria..ma io che posso portare, no questo lo fa Lucrezia?"

...E il capretto?

per quest'anno niente capretto, per la mia felicità. Risparmiato il piccolo agnellino, l'unico piatto per mantenere intatta la tradizione campana restava la genuina lasagna, senza besciamella, ma con pomodoro, uova sode, salame, mozzarella e meravigliose polpettine, alla napoli con furore. (Ho cercato fino alla fine di spingere su una lasagna sperimentale ai carciofi, ma niente). comunque è bene che ci fosse un po di tradizione visto che mamma leda per i grandi pranzi dimentica la sua Sicilia e beve dalla fonte di Sale&Pepe, che devo dire, però, fa la sua figura.

Andiamo con ordine: lasagna, tagliolini al radicchio (bonus, brava zia Maria!!!), roastbeef, rollè di tacchino (aviaria non ci fai un baffo!), rotolo di vitello ai funghi e nocciole in salsa bianca (devo dire molto gourmet, brava la cugina Teresa!), patate al forno, insalata, cavolfiori-carciofini-finocchi in pastella, treccia di bufala, soppressate e salami conciati da zia Lucrezia, pastiere varie ed eventuali(c'era anche la mia...per la prima volta!) cassata siciliana, casatiello dolce, vino, grappe, limoncello e liquore alla liquirizia fatti in casa, mamma mia meno male che si comincia la dieta, ovviamente preceduto da un antipasto quasi, ma non proprio tutto-tutto, made in Sale&Pepe.

Questi i tavoli prima dell'arrivo delle truppe!!!


Nella prossima puntata il tavolo aperitivo/appetizer/antipasti....

La marchigiana di Leda

mercoledì, aprile 12, 2006



Era da tempo che non si parlava di melanzane in questo blog e diciamo la verità mi mancavano.
Questo è un piatto che faccio spesso, è semplice , ma è soprattutto gustoso.
L'ingrediente base sono le melanzane a cui si aggiungono cipolla, pomodoro, tonno e tanto, tantissimo pecorino grattugiato: un connubio virtuoso visto il risultato.
Anche se semplice e forse non ce ne sarebbe stato bisogno ho preferito fare un reportage visivo di tutto il procedimento..La verità?
sono anni che provo a fare il sugo come lo fa mia madre e non ci riesco mai pur usando gli stessi ingredienti, è buono ma non è la stessa cosa. Pur non essendo questo il sugo che mi fa tanto sospirare, ho voluto comunque riproporre tutti i passaggi, così per fare un esperimento!

Ingredienti per quattro persone:

1 cipolla grande
4 pomodori pelati
1 bicchiere di vino bianco
2 melanzane lunghe
una scatola grande di tonno
pecorino romano grattugiato
olio extra vergine di oliva
sale e pepe a piacere
350 di penne lisce



Tritare finemente la cipolla e farla imbiondire in abbondante olio, aggiungere un bicchiere di vino bianco, possibilmente quello che si deciderà di accompagnare al piatto. Io consiglio un greco di tufo docg Antica Hirpinia, un po' meno "greco" degli altri per concentrazione di frutto, ma fine e armonico in bocca, dal risultato finale gradevole sia al palato che alle tasche, visto che il prezzo si aggira tra i 5 e i 10 euro.
Lasciar quindi felicemente cuocere la cipolla nel vino.
Aggiungere poi i quattro pomodori pelati, schiacciarli nel tegame ben bene e salare a piacere.
A sinistra la versione fumosa dell'aggiunta del pomodoro...fa tanto glamour, no?




A destra invece la versione più visibile,
meno glamour, ma più chiara




Far cuocere per un altro po' e aggiungere le melanzane a tocchetti precedentemente fritte.
Mescolare, far insaporire e dopo un po' aggiungere il tonno sgocciolato a pezzettoni.



Girare sempre in modo che tutto il composto venga amalgamato per bene e spolverare con un'abbondante manciata di pecorino grattugiato. Servire caldo e, se si vuole, aggiungere altro pecorino. Gnam!!!

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Siamo aperti a pranzo

mercoledì, aprile 05, 2006




!!!

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BUONO PULITO E GIUSTO!

martedì, aprile 04, 2006


"Abbiamo fame di cambiamento.Perchè allora non darci un progetto? Propongo la costruzione di una rete globale dei nuovi gastronomi che stabilisca un'alleanza tra le diverse comunità del cibo"
Il papà di slow food, Carlo Petrini, ieri era a Pescara e siccome c'ero anche io a Pescara sono andata a vederlo. Era qui per presentare il suo ultimo libro:Buono, Pulito E Giusto.Principi di una nuova gastronomia.
(Immancabile la sua verve con cui ha saputo bacchettare i moderati interventi dei partecipanti al dibattito).
Interessante il monologo del Petrini, ma devo dire che l'attenzione comincia a crescere alla dichiarazione secondo cui, da dati emersi da ricerche scientifiche si prevede l'estinzione della specie Homo Sapiens, non del Caimano, nel giro di tre secoli e uno dei fattori di maggiore responsabilità è la produzione di cibo. (UHM!)
Per cui, suggerisce Carlin,"Il cibo è un piacere, ma è anche un atto agricolo. Selezionando cibi di buona qualità, prodotti con lavorazioni e criteri che rispettino l'ambiente e le tradizioni locali, favoriamo la biodiversità e un'agricoltura sostenibile. Di conseguenza se nutrirsi è un atto agricolo produrre deve essere un atto gastronomico conforme ad almeno tre criteri essenziali: buono, pulito e giusto."
Cita Claude Levi Strauss che a 96 anni suonati ricevendo un premio avrebbe dichiarato che nostro dovere è "salvaguardare l'etnologia dei saperi". Quindi, sostiene sempre Petrini, bisogna mettere a disposizione le risorse che trasmettono questa sapienza riferendosi senza dubbio al patrimonio storico genetico che abbiamo, che a sua detta è un patrimonio di estrema modernità, ma che non è sfruttato.
Racconta parabole, come quella dei peperoni di Costrigliole d'Asti che non esistono più (al loro posto si piantano tulipani mentre nei ristoranti astigiani si mangiano peperoni olandesi), oppure del suo viaggio sulla costa occidentale indiana dove, al posto di ettari di mangrovie adesso ci sono enormi vasche per allevare gamberetti, le vasche sono per metà acqua di mare e per metà acqua di terra(?) e sono i gamberetti che riempiono i nostri supermercati e i cocktail primavera- aurora- in salsa rosa che ci rifilano nei buffet.
Attraverso questi racconti, attraverso i suoi incontri con le culture contadine in Messico, Scandinavia, Africa, India ecc, le sue riflessioni, Carlin illustra in questo libro quanto è ampia la galassia che gravita attorno al cibo.
Io il libro ancora non l'ho letto, sicuramente lo farò, ma come sempre questi discorsi mi fanno riflettere e mi spingono a chiedermi quanto possa essere "utile" al giorno d'oggi una presa di coscienza del problema e quanto con le leggi di mercato, con le dinamiche dell'offerta e della domanda, si possa veramente fare.
Intanto leggo, e mi coltivo i peperoni nel mio orto...

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La Guerra di Mario

sabato, aprile 01, 2006

Due giorni lontana dal pc e mi scopro shampista.
Beh non male, in un periodo di magra come questo almeno mi sono trovata un lavoro. Sono stata lontana dal pc per due giorni e mi mancava il mio blog, i bloggers che sto scoprendo, che mi danno tanto e con cui sto condividendo un'esperienza di scambio e senza dubbio di crescita. Sono tornata e ho trovato la mia nuova identità: la shampista rampante.
Un po' indignata, ma non dispiaciuta. Indignata perchè in fondo chi parla in questo modo non capisce il vero senso delle cose.
Ognuno è libero di crearsi uno spazietto personale su cui poter dire quello che vuole. Nel mio caso ho liberamente scelto una linea da dare al mio blog secondo quello che più mi interessa e più mi compete in questo momento, ma sono libera e stralibera di andare fuori tema, e infatti lo faccio spesso.
La mia linea/coerenza è solo la mia personalità che viene fuori da quello che pubblico. Anche io sono giornalista come il signor Paolo Marchi, ops scusate mi correggo, sono una povera squattrinata freelance, ma ho deciso di creare un blog perchè volevo la mia assoluta e totale libertà di espressione.
Rispetto perchè non scrivo oscenità, rispetto perchè rispetto me stessa.
Il filtro c'è nei blog,volendo, è la propria intelligenza ed è il feedback.
Per quanto mi riguarda sto soprattutto imparando, vado dove mi pare in questa blogsfera, scelgo chi leggere e chi no, lascio commenti, dico la mia, ci sono.
La televisione ci propina oscenità dalla mattina alla sera, questa campagna elettorale poi parla da sola, e allora W un sano scambio di esperienze come questo.
Non mi sembra che qualcuno si sia etichettato a food blogger o art blogger o che ne so blogger, qua siamo tutti liberi di dire quello che ci pare, di crescere, di imparare e soprattutto di divertirci.
Mi è capitato di andare al cinema qualche sera fa...
Che cosa ho visto?La guerra di Mario.Che cosa ha a che fare col cibo? Niente. E' un film bello. La guerra di Mario. Ne volevo parlare, ma non ce n'è bisogno, meglio vederlo. Consigliato a chi non ce l'ha, però, "la guerra in testa".

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